S. m. e agg. (f. -trice) [der. di sognare; cfr. lat. somniator -oris]
A distanza di due anni da quando l’ho presentato, e di un anno da quando l’ho parzialmente rivisitato, credo che sia finalmente giunto il momento di pubblicare per intero il mio cortometraggio “Dreamers” (“Sognatori”) e di cominciare a tirare le somme. Non mi riferisco tanto alle “somme” di denaro – quelle penso di non averne ancora viste – quanto piuttosto al bilancio generale di questo viaggio nel mondo, per me ancora perlopiù inesplorato, della settima arte.
Il film affronta il tema della fede cristiana mettendo in luce alcune criticità della Chiesa, in particolare in merito alla sua attualità e autenticità. Apparentemente un tema ardito e forse scomodo per lo spettatore medio; ma si tratta pur sempre di un tema più che mai importante in un’epoca come la nostra, colpita da guerre e crisi dei valori. Un tema che non può più essere ignorato.
Durante la fase di pianificazione del film, mentre tra i miei conoscenti raccoglievo opinioni sull’argomento, ho avuto modo di confrontarmi con tante visioni contrapposte; è normale quando si parla di fede, ossia di qualcosa in cui si crede senza aver visto.
È forse per queste ragioni che, ahimè, nell’ambito dei festival del cinema il film non ha riscosso il successo in cui avrei sperato.
Per fortuna, se si escludono le giurie rimaste tiepide in seguito alla visione (ammesso che abbiano davvero guardato il film), in verità molti spettatori hanno dimostrato di provare empatia per il messaggio coraggioso e anticonformista che ho voluto comunicare. A prescindere dalle opinioni di ciascuno, ho potuto constatare con piacere che quasi sempre la visione di gruppo ha scatenato discussioni e confronti costruttivi, centrando quindi il mio obiettivo: aprire gli orizzonti e far riflettere su un tema importante e spesso dimenticato.
È stata una valida occasione per conoscere nuove persone, oltre che per visitare luoghi in cui non ero mai stato, come l’area del parco dei Nebrodi in Sicilia, sede di uno dei festival più belli a cui ho partecipato.
Ma cerchiamo di capire qualcosa in più su questo lavoro, senza entrare troppo nel dettaglio; anche perché si dice che un film sia tanto più interessante quanto più spazio lascia all’immaginazione dello spettatore. Per farlo ho voluto dare al testo che segue la forma di un’intervista con domande e risposte.
- Cominciamo dal titolo. Perché proprio “Dreamers” (“Sognatori” in italiano)?
La dimensione del sogno si presenta ripetutamente e in diverse forme nel film; per semplificare, possiamo pensare al sogno come una sorta di filo conduttore. Il sogno è quello dei protagonisti quando immaginano un mondo più accogliente per tutti e una Chiesa più autentica e moderna. Ma è anche la condizione di torpore in cui la nostra comunità rischia di cadere se aspettiamo ancora prima di intraprendere delle azioni. Quando sogniamo la nostra immaginazione crea figure fantastiche, come il drago che appare nel film, che si trasforma in un dipinto ad acquerelli prima di dissolversi. Non dimentichiamo infine che il sogno, perlomeno in base alle testimonianze bibliche, è stato più volte il mezzo attraverso il quale gli illuminati del passato hanno ricevuto una “chiamata” dall’alto. - Il film comincia con una poesia. Puoi dirci qualcosa in più sulla sua origine?
Prima di entrare nel vivo delle riflessioni del protagonista Matteo, il film propone una sequenza di brevi frammenti dal ritmo lento, immagini evocative che hanno l’intento di accompagnare lo spettatore nella dimensione del sogno. Durante questa introduzione la voce narrante sussurra una poesia. La sua forma trae ispirazione da quella della poesia “Sono una creatura”, di Giuseppe Ungaretti, caratterizzata dall’uso dei versi spezzati, che isolano e mettono in risalto la singola parola. Nella sua poesia Ungaretti accosta una serie di attributi negativi alla parola “pietra”, che associa al pianto dell’uomo al fronte. Io invece ho voluto mettere in relazione due concetti ricorrenti nel film: lo scorrere del tempo e, come già accennato, il sogno.
Mi pare che il risultato non sia niente male, anche se probabilmente non ha la stessa efficacia della poesia del maestro da cui prende spunto… - Oltre alla poesia, hai altre “chicche” da raccontarci in merito alle scelte artistiche in questo film?
Sì. Dato che siamo in tema, il drago e il dipinto ad acquerelli che compaiono nel cortometraggio derivano da due sogni che ho realmente fatto alcuni mesi prima di cominciare l’opera. In quel momento non potevo ancora assegnare loro un ruolo nel film, ma già avevo intuito che avrebbero dovuto entrare a farne parte.
E poi la colonna sonora, di cui ho registrato io stesso alcuni brani al pianoforte; per questi ho effettuato una selezione raffinata, con musiche di compositori classici come Janáček e Ravel. In particolare, del compositore francese ho eseguito un movimento di Gaspard de la Nuit, una raccolta considerata tra le più difficili nella letteratura pianistica.
Una poesia che trae ispirazione da Ungaretti e dei brani classici: chicche un po’ da intenditori, di cui con ogni probabilità la maggior parte di coloro che hanno assistito alle proiezioni di questo cortometraggio (comprese le commissioni giudicatrici nei festival) non era consapevole. - Hai detto che il tema del cortometraggio è la Chiesa, ma il protagonista apre il film parlando della sua omosessualità. Forse è più corretto dire che sia quest’ultimo il tema centrale?
No. La questione dell’omosessualità è importante, ma rappresenta solo una delle tante criticità che si possono portare alla luce quando si vuole parlare di una Chiesa non al passo coi tempi e poco accogliente. Possiamo vederla come il mezzo di cui mi sono servito per dare voce al forte messaggio di speranza di Matteo, un ragazzo che persevera nel suo impegno e nella dedizione nonostante le discriminazioni di cui è vittima a causa della sua condizione.
Le sezioni in cui ho diviso il cortometraggio dovrebbero lasciar intendere che quella dell’omosessualità è solo una delle questioni toccate. - Veniamo proprio a questo punto: il film è suddiviso in sezioni, ciascuna delle quali ha un proprio titolo. Ci puoi spiegare cosa contengono queste sezioni e qual è l’origine dei loro nomi?
I titoli che ho introdotto servono a rendere più chiara la struttura del cortometraggio che, per quanto breve, potrebbe risultare dispersivo senza opportune delimitazioni. Alcuni di questi titoli provengono da indicazioni espressive musicali presenti nella raccolta di Ravel che ho citato in una delle domande precedenti. Mi piaceva l’idea di creare un’assonanza tra il carattere delle parti di cui è composto il film e la definizione musicale corrispondente.
Nella prima parte (“Dolce ed espressivo”) Matteo, il protagonista affetto da un disturbo dello spettro autistico, si trova in un parco e racconta la sua storia vera, evidenziando la difficoltà di conciliare il credo religioso con il proprio orientamento sessuale.
Nella seconda parte (“Con spirito”) entro in campo io, Lorenzo. Facendomi prestare la voce dal narratore, esprimo le mie perplessità sullo stato attuale della Chiesa; nel frattempo metto in scena una piccola rappresentazione buffa durante la quale, dopo un confronto fatto di soli sguardi con la statua di Gesù, eseguo con l’organo un brano “non propriamente liturgico” (che ho trascritto io stesso per questo strumento). In realtà si tratta di avvenimenti accaduti durante un sogno, da cui mi risveglio di soprassalto.
Nella terza parte, dal titolo descrittivo “La donna, il drago e i pescatori”, piombo nuovamente nel torpore; mentre mi trovo in questo stato, entrano in gioco nuove figure appartenenti alla simbologia cristiana e sviluppo ulteriormente la mia riflessione, introducendo riferimenti ad alcune parabole.
Nella quarta parte (“Sempre in accelerando”) compare di nuovo Matteo che, in un crescendo di emozioni, intrecciando le sue affermazioni con le mie, chiude il cortometraggio con il suo messaggio costruttivo di speranza. - Hai citato la donna, il drago e le parabole. Ci puoi spiegare la loro funzione nel film?
Ho voluto attingere alla simbologia del libro dell’Apocalisse per illustrare il conflitto tra bene e male, impersonati rispettivamente dalla donna e dal drago. La donna è la Chiesa viva, mentre il drago rappresenta Satana e le paure che paralizzano – come, ad esempio, la paura del cambiamento. La sua dissoluzione simboleggia il trionfo dell’autenticità e del bene comune; è una visione che non solo denuncia, ma che propone una via di riscatto.
Riscatto che si può ottenere osservando le due parabole della religione cattolica ricordate nella parte centrale: quella della pecora smarrita e quella del granello di senape. Non sono semplici citazioni, ma veri e propri pilastri narrativi, reinterpretati nel contesto contemporaneo. La pecora è metafora dei fedeli dimenticati: un invito alla Chiesa a recuperare chi negli ultimi decenni si è perso nel rumore del mondo. Il granello di senape invece esprime la fede attiva: piccolo, umile, ma capace di generare trasformazioni radicali; quasi “scandaloso”, nel senso di “fuori dalla logica comune”, proprio come ci ha insegnato il Cristo che rovescia le aspettative. - Qual è il ruolo del tempo in questo film?
Nel film il tempo che passa è rappresentato da un orologio, che all’inizio segna l’ora zero, pian piano avanza, compie un giro completo e si riporta alla posizione di partenza. Vuole ricordarci l’evoluzione della società, la corsa contro il tempo che la Chiesa è chiamata a compiere, ma anche il fatto che dopo un “ciclo” completo, grazie alle nostre riflessioni, possiamo ricominciare a vedere il mondo sotto una luce diversa. - Quindi, questo film vuole essere un’accusa nei confronti della Chiesa?
Questo film vuole spronare la Chiesa a porsi delle domande. Mi riferisco sia alla Chiesa in quanto comunità di fedeli sia alle istituzioni che in questo ambito sono chiamate a prendere delle decisioni. A differenza di quanto si potrebbe pensare, il fatto di essere critico nei confronti della situazione attuale non dev’essere visto come una forma di accusa, ma come l’auspicio che la Chiesa si decida ad affrontare un cambiamento; un cambiamento che dev’essere condiviso da tutte le forze in gioco. - Cosa vorresti rispondere a chi sostiene di non capire la tua posizione e ciò che cerchi di spiegare in questo film?
Non li biasimo. Il tema che ho affrontato è molto spinoso e complesso, e non è detto che la mia posizione debba essere necessariamente condivisa. Che lo vogliamo o no, siamo tutti diversi; è molto facile urtare contro la sensibilità di qualcuno, e anche (forse soprattutto) contro la sensibilità di chi dimostra di averne poca… Partendo da questi presupposti, ho cercato di affrontare il tema con delicatezza e anche un po’ di senso dell’umorismo.
Durante la pianificazione e le prime fasi della realizzazione ho sottoposto uno spezzone del film a diversi conoscenti e familiari al fine di captare la loro reazione. Molte delle riflessioni che ho poi riportato nella versione definitiva sono nate proprio da questi confronti e da ulteriori spunti che mi sono stati suggeriti.
Scrivere una sceneggiatura completa dotata di un filo logico, sufficientemente audace da catturare l’attenzione ma allo stesso tempo edulcorata per non suscitare repulsione, è stata forse per me l’attività più difficile e che ha richiesto più tempo; ancor più degli effetti cinematografici, di cui il lavoro è comunque ben fornito.
Ad ogni modo, questo cortometraggio nasce dall’esigenza personale di raccontare cosa penso di un tema che mi sta a cuore e che talvolta mi fa riflettere e soffrire. È sempre facile sollevare polemiche, ma credo che il fatto di averci speso così tanto tempo e fatica in quasi completa autonomia, di averlo fatto a sostegno di una realtà fragile e sempre più ignorata come quella cristiana, e di aver trovato il coraggio di condividerlo, possano rappresentare da soli motivo d’orgoglio per me, per chi mi ha aiutato e per chi ancora mi sostiene.
Il film completo è disponibile gratuitamente qui nella piattaforma YouTube. Buona visione!
